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giovedì 24 novembre 2016

Le interviste (9) - Laura Sciacca (scrittrice)

LE INTERVISTE (9)
LAURA SCIACCA
(intervista a cura di Matteo Pugliares)


Oggi sono in compagnia di Laura Sciacca, autrice di “L’ingrediente segreto” pubblicato da Edizioni Creativa.
Ciao Laura, benvenuta nel mio blog. Ti va di presentarti?
Ciao Matteo! Grazie! Siciliana doc, ho 35 anni e insegno presso un centro di istruzione per adulti al quale sono approdata dopo dieci anni alla scuola media. Amo il mio lavoro che ti mette a contatto diretto con le persone e ti costringe a fare i conti ogni giorno coi loro e con i tuoi alti e bassi emotivi. Ora che insegno principalmente ai migranti mi sento immersa nel mondo e il venire a contatto con culture diverse mi stimola a confrontarmi e migliorarmi. Sono sposata e ho due figli piccoli. Con mio marito, che lavora per Manitese onlus, una persona dall'animo puro e gentile, cerchiamo di crescerli indicando loro una strada di vita autentica e lontana dal consumismo e superficialità della vita odierna. A tal proposito, se vi va di leggere delle nostre avventure e piccoli esperimenti casalinghi cliccate "casa del parco ct" su facebook.

Il tuo libro è un romanzo breve per ragazzi. Ce ne parli?
"L'ingrediente segreto" è nato in una circostanza particolare: due anni fa ho avuto un alunno speciale, un ragazzino ipovedente quanto mai geniale, ironico e simpatico. Tra noi si è subito stabilito un forte legame e insieme abbiamo creato dei personaggi e poi una storia attorno a loro. Quando ci siamo salutati con grande commozione gli ho promesso di scriverla e provare a pubblicarla. Si tratta di un breve romanzo fantasy nel quale, tra magia e avventure mozzafiato, tre ragazzini piuttosto diversi fra loro scopriranno il vero ingrediente segreto della vita. Oltre ai tre protagonisti adolescenti ci sono due personaggi adulti, uno a simbolo del Bene e l'altro del Male che rispettivamente interverranno ad aiutare e osteggiare i ragazzi con un finale del tutto a sorpresa. Il finale è frutto di una delle notti in bianco dopo la nascita di mia figlia: dopo ore a vegliare ed allattare all'alba, illuminata dalla luce di una splendida alba primaverile si è compiuta anche la storia nel modo che mi sembrava più giusto e affascinante.

Come e quando è nata la tua passione per la scrittura?
La passione con la scrittura è nata dal primo momento in cui ho preso in mano una penna e ho provato a tracciare le prime lettere dell'alfabeto! Alle elementari avevo una maestra religiosa molto rigorosa, teneva oltremodo alla disciplina e ci vessava con un'infinità di compiti. Questo se da una parte mi ha insegnato il "senso del dovere", come amava chiamarlo lei, dall'altra mi ha anche indotto a inventarmi metodi per far volare la fantasia quando i pomeriggi sui libri erano troppo lunghi...così ho iniziato a inventare racconti!

Viviamo in un paese, l’Italia, sempre agli ultimi posti in Europa per numero di lettori. Cosa potrebbe essere utile, a tuo parere, per incentivare la lettura?
Bisogna far diventare la lettura un'abitudine, come mangiare, vestirsi, lavarsi: ogni giorno si dedica un po' di tempo a leggere. Ma attenzione, non come un'imposizione! Dovrebbe essere un dolce divertimento, un modo per rilassarsi e divertirsi. Fin da neonati. Non scherzo: i miei figli sfogliano libri e ascoltano fiabe e filastrocche narrate da noi da quando erano piccolissimi e ora sono loro a voler andare in biblioteca e a chiedere incuriositi sempre nuove storie! Altra cosa importante  è limitare quanto più è possibile l'uso di cellulari e affini che promuovono un tipo di informazione superficiale e spesso banale, mordi e fuggi per essere precisi.

Progetti di “scrittura” per il futuro? Altri libri vedranno la luce?
Ho già in mente il seguito de "L'ingrediente segreto" che vedrà la crescita e la maturazione di uno dei personaggi, ma sono ancora all'inizio di questa nuova avventura, non posso svelare molto, anche perché la storia stessa nei dettagli deve ancora svelarsi a me!

Sempre a proposito di scrittura, quali generi preferisci? E quali autori?
Ho sempre letto tanto e di tutto. Oggi paradossalmente leggo meno di alcuni anni fa, in particolare da quando scrivo sento che devo ascoltare di più la mia voce e leggere molto mi distrae da me,  mi distorce lo stile e "inquina" le mie storie. Tra la miriade di testi che possiedo e che ho letto con fervore in pole position sta prima "Il giardino segreto", il celebre romanzo per ragazzi che ho amato da quando mi fu regalato da piccolina. Per me è il romanzo dell'infanzia, quello che mi riporta al mio essere bambina e rispecchia l'amore per la natura che provo ancora adesso, per una natura magica, nella quale aleggia la mano di Dio che ha permesso lo splendore della creazione del mondo. Poi c'è "1984" di Orwell e qui siamo nella mia adolescenza con la scoperta della storia e della filosofia e le prime grandi domande sulla vita. Orwell è stato geniale nel prevedere il futuro della società e analizzare la mente umana quando si trova a subire i totalitarismi...essenziale per capire la storia dal '900 a oggi. 

Per gli autori non è sempre facile trovare degli editori che fanno bene il loro lavoro. Ci parli del tuo rapporto con Edizioni Creativa?
Fin dai primi contatti mi sono sentita a mio agio, a contatto con persone serie e allo stesso tempo semplici, alla ricerca non del mero guadagno, piuttosto desiderosi di lanciare messaggi veri e forti tramite noi autori. Posso solo ringraziarli!

Di là della scrittura, hai altri progetti?
Ne ho tanti, sia a livello personale che professionale. Vorrei continuare a promuovere la lettura: di recente insieme all'associazione "Nuova acropoli" ho fatto istallare nel parco vicino casa una bibliocassetta per lo scambio gratuito dei libri (vedi facebook "casa del parco ct"), ho preso contatti con l'associazione "Nati per leggere", perché vorrei diventarne volontaria e poi c'è nell'aria l'idea di un book bed and breakfast! Ti terrò aggiornato!

Infine, com’è che hai deciso di accettare questa intervista per il mio blog, visto che lo leggono solo i miei amici?
Perché mi ispiri fiducia e simpatia! Quando ti ho conosciuto ho pensato "Guarda qui! Interessante questo prete laico (ossimoro possibile:), non devo perdere i contatti!"


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giovedì 20 ottobre 2016

Le interviste (8) - Yami (scrittrice)

LE INTERVISTE (8)
YAMI
(intervista a cura di Matteo Pugliares)



Oggi sono in compagnia di Yami, autrice di “Il bambino di latte e altre storie” pubblicato dalla Casa Editrice Kimerik.
Ciao Yami, benvenuta nel mio blog. Ti va di presentarti?
Buon pomeriggio e grazie per avermi ospitata nel tuo Blog.
Il mio nome d’arte, Yami, deriva da una parola giapponese che significa “oscurità”: l’ho scelto perché quando scrivo attingo alla parte più nascosta del mio essere, a idee e sentimenti che nemmeno chi vive con me da anni ancora ha imparato a conoscere. Sono una ragazza piena di interessi e alla quale piace dare sfogo alla propria creatività tramite il disegno, la scrittura, il cucito, il cosplay. Amo la musica, che molto spesso mi accompagna anche durante la stesura di alcune scene dei miei romanzi o dei miei racconti ed è grande fonte d’ispirazione oltre a essere una fonte di energia che ricarica il mio spirito.
Amo la cultura e le produzioni artistiche asiatiche, in particolare quelle giapponesi e sudcoreane, quindi anime, manga, live action, drama, jrock e kpop. E poi naturalmente mi piace molto leggere.

Il tuo libro è una raccolta di racconti. Ce ne parli?
“Il bambino di latte e altre storie” è la mia terza pubblicazione e si discosta un po’ dalle precedenti: l’elemento fantasy rimane sempre quello predominante in tutte le storie, ma a differenza delle mie precedenti produzioni, che erano caratterizzate maggiormente dalla presenza di misteri, dalla paura nei confronti dell’ignoto e da angosce, i racconti contenuti in questa raccolta lasciano spazio a sentimenti e atmosfere positive. Ci sono favole pensate per gli adulti che amano ancora sognare e che vorrebbero poter continuare a guardare il mondo con occhi innocenti e ci sono racconti sotto forma di parabole che invitano  ad aprire gli occhi e riscoprire valori e sentimenti che sembrano destinati a estinguersi, quantomeno nel nostro occidente.
Come e quando è nata la tua passione per la scrittura?
Il mio legame con la scrittura è nato in modo del tutto casuale, come una necessità e non come una passione coltivata sin dall’infanzia. Ho sempre avuto una fervida immaginazione, ma per buona parte della mia vita sono stata più propensa a perdermi nelle mie fantasie senza sentire la necessità di metterle per iscritto, salvo rarissime occasioni che sono comunque sfumate o rimaste incompiute. La svolta vera e propria è avvenuta nel Giugno del 2009, quando ho sentito l’improvviso bisogno di mettere per iscritto tutte quelle riflessioni e quei sentimenti che avevo tenuto dentro per anni, represse e nascoste nel mio intimo. Da lì, in circa tre mesi, è nato il mio primo romanzo di oltre 400 pagine e da allora non ho più smesso: è stato come se dentro di me si fosse attivato qualcosa, come se mi avessero affidato la missione di comunicare dei messaggi sotto forma di storie. Oltretutto, a detta dei miei lettori, le storie che narro lasciano come un’impronta dentro di loro e spesso innescano riflessioni e cambiamenti positivi.
Non mi dispiacerebbe se ciò che creo un giorno potesse diventare il mio vero lavoro.

Viviamo in un paese, l’Italia, sempre agli ultimi posti in Europa per numero di lettori. Cosa potrebbe essere utile, a tuo parere, per incentivare la lettura?
Purtroppo in Italia qualunque cosa è stata svalutata e l’arte e la cultura, che potrebbero essere la fonte primaria del nostro benessere non solo economico ma anche mentale e psicofisico, al contrario sono state le prime cose a essere sacrificate e svalorizzate. L’assenza di serietà e di valori genera mancanza di interesse verso qualunque cosa che non sia facilmente raggiungibile e ottenibile. La lettura è una forma di arricchimento immateriale, per cui tutto ciò che non è immediatamente tangibile viene scartato. Ho sentito ragazzi dire che la lettura è una perdita di tempo, che solo gli sfigati comprano e leggono libri, che è inutile. Questo dimostra che alla base c’è un approccio completamente sbagliato: se una cosa non mi procura benessere materiale immediato è inutile. Ecco perché la lettura, la cultura, ma anche lo studio, l’educazione, il rispetto e molti valori importanti sui quali si fondava una civiltà si stanno completamente perdendo, favorendo ignoranza e superficialità. Se vogliamo un cambiamento dovremmo innanzitutto smettere di incentivare l’ignoranza.

Progetti di “scrittura” per il futuro? Altri libri vedranno la luce?
Il mio primo romanzo, Immagina, ha avuto un’ottima accoglienza da parte del pubblico, ma purtroppo anche l’enorme sfortuna di essere stato pubblicato da due editori free poco professionali che non hanno fatto promozione e distribuzione, hanno avuto problemi con molti dei loro autori e infine hanno entrambi chiuso i battenti.
La mia speranza è quella di riuscire a trovare un editore serio e affidabile che accetti di ripubblicare di nuovo un romanzo che, a detta dei suoi lettori e non mia, ha delle ottime potenzialità: aveva ricevuto suggerimenti e proposte per trasposizioni in graphic novel, web serie e  film, tutti progetti falliti a causa della mancanza di un supporto solido e serio alle mie spalle. Inoltre spero di riuscire a riprendere e finire il più presto possibile lo spin-off di Immagina al quale stavo lavorando già nel 2010, di continuare a vincere concorsi per far conoscere le mie storie e i loro personaggi e di pubblicare tutti gli altri racconti che ancora risultano inediti.

Sempre a proposito di scrittura, quali generi preferisci? E quali autori?
Principalmente leggo romanzi o racconti fantasy, d’avventura, gialli, noir, thriller e horror.
I miei autori preferiti in assoluto sono E. A. Poe e A. C. Doyle.

Per gli autori non è sempre facile trovare degli editori che fanno bene il loro lavoro. Ci parli del tuo rapporto con la Casa Editrice Kimerik?
Con la Casa editrice Kimerik mi trovo molto bene: partecipano a molti eventi e fiere letterarie non solo sul territorio nazionale ma anche all’estero. Oltretutto organizzano concorsi letterari, sono molto attivi con la promozione sui social e ogni volta che comunico loro un invito per un’intervista, una presentazione o un concorso mi rispondono immediatamente, fornendomi le informazioni e il materiale necessario, cosa che non accadeva con gli altri due editori (dei quali non farò i nomi).

Di là della scrittura, hai altri progetti?
Spero di viaggiare ancora all’estero, di tornare in Corea del Sud o magari riuscire a visitare il Giappone. Spero di riuscire ad avanzare ancora nei miei studi di lingua coreana. E poi, come tanti, spero di trovare un lavoro perché purtroppo riempio le file dei disoccupati come milioni di altri giovani.

Infine, com’è che hai deciso di accettare questa intervista per il mio blog, visto che lo leggono solo i miei amici?
Mi piace fare nuove amicizie! Non cerco onori e gloria: che sia in una grande piazza o in un piccolo salottino virtuale, mi piace l’idea di poter raggiungere anche una sola persona e fornirgli la possibilità di ascoltare e considerare un punto di vista o un’esperienza di vita che sia diversa da quelle che ha conosciuto.


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martedì 23 febbraio 2016

Le interviste (5) - Simone Lazzari (scrittore)

LE INTERVISTE (5)
SIMONE LAZZARI
(intervista a cura di Matteo Pugliares)


Oggi,  sono in compagnia di Simone Lazzari, autore di “I SEGRETI DI RUE DE BOURG 66” pubblicato da Edizioni Creativa.
Ciao Simone, benvenuto nel mio blog. Ti va di presentarti?
Ciao Matteo, grazie per questo invito; si, sono l’autore di “I segreti di Rue de Bourg 66” e mi chiamo Simone Lazzari. Proverò a presentarmi; la mia vita è stata molto operosa dal punto di vista intellettuale e artistico guardando già alla mia irrequieta adolescenza, periodo che ha visto nascere dentro di me la passione per la letteratura. In seguito si sono aggiunti anche gli aspetti professionali. Ho iniziato a lavorare dopo il diploma di maturità, affrontando i lavori più umili. Un’esperienza che parte dal mondo dell’industria per giungere ora a quello dei servizi alle aziende; vent’anni di lavoro importanti, ai quali devo molto. Oggi sento di essere un grintoso, ottimista e indisciplinato giramondo; ogni giorno mi sveglio e penso ai miei progetti come se avessi davanti cent’anni di vita. Da Lecco, la mia città d’origine, le mie scelte mi hanno portato a continui spostamenti: nove anni a Torino, altrettanti a Rimini ed un’altra manciata a Roma; questi spostamenti sono stati conditi, nel mezzo, da altri viaggi in tutto il mondo. A breve mi trasferirò in modo stabile nel Regno Unito per lanciarmi in nuove sfide. Come dico spesso: “una vita con la valigia in mano”. Quando la gente mi domanda: “Simone, di dove sei?”, io non so più cosa rispondere; confesso però che mi piace così. Non potrei immaginare che il mio tempo si consumi in una routine priva di prospettive. La vita stessa cambia nel corso del tempo, ma io amo giocare d’anticipo e causare i cambiamenti, amo decidere e guidare ogni cosa che mi riguardi. Devo dirti una cosa importante: negli ultimi anni sento anche una voce interiore che continua a dirmi questa frase: “Muoviti Simone, combina qualcosa!”. Dopo una breve pausa mi dice: “Che sia qualcosa di grandioso!”. Questa voce interiore mi chiede di scrivere più di un romanzo: mi ricorda di scrivere ogni giorno la storia della mia vita e mi chiede di farlo con impegno. Il lavoro e i rapporti umani sono i contesti di partenza, che richiedono la cura di ogni dettaglio. Mi arrabbio quando vedo tanta approssimazione nelle varie professioni. Ogni cosa deve essere fatta a regola d’arte, come se la si stesse facendo per una persona che sia ama.

Il tuo romanzo è stato appena pubblicato. Ce ne parli?
Mi sono accorto che sono più bravi gli altri, i lettori intendo, a presentare il mio romanzo. Amo ascoltarne i commenti ed è incredibile quando menzionano aspetti e concetti che non eri certo di aver fatto giungere al destinatario; in quel momento ti accorgi di esserci riuscito e provi tanta soddisfazione. Alcuni scrittori recitano la parte degli “artisti fuori dal mondo”, che scrivono per sé stessi e non interessati ai giudizi degli altri. Io non ci credo. Noi tutti viviamo di consenso ed il consenso dei lettori, a chi scrive, interessa sempre; certo, non si può piacere a chiunque e anche questo va compreso e accettato.
Tornando dunque alla tua domanda sul romanzo, quando mi chiedono di cosa si tratti, rimango in silenzio e sospirando mi viene la tentazione di rispondere: “Dai forza, leggilo!”. Del resto io almeno mi sono impegnato a scriverlo. Replicare in questo modo è comodo e un po’ caustico, seppure aderente al mio stile; però tengo all’opinione dei lettori e anche ad annoverarne di nuovi, quindi devo provare a dire qualcosa di più! È una storia molto semplice. Mi piace dire che è la vita stessa, con le sue più note difficoltà e vicende interpretate da personaggi comuni; siamo tutti presenti nel romanzo, soprattutto con i nostri difetti. Troviamo il ricco e il povero, l’invidioso, l’arrivista, la moglie infelice e il marito prepotente, troviamo la nostra stessa persona con sogni e speranze e non mancano le nostre battaglie quotidiane. Troviamo tutto ciò a cui siamo abituati, inclusa quella sensazione di vuoto che talvolta ci assale e una felicità che fatica a sbocciare. Nel corso della storia scopriamo che ogni uomo ha qualcosa per cui soffrire e che non abbiamo bisogno di invidiare l’apparente felicità degli altri; gli altri piuttosto, diventano i nostri compagni di viaggio, alleati preziosi in un mondo difficile. La trama si fa ben presto un po’ bizzarra e con qualche colpo di scena, si risolve in un piccolo miracolo finale che fa un po’ sperare e un po’ sognare. Così come specifico in una nota introduttiva al romanzo, i miracoli sono qualcosa di semplice, così semplice che il più delle volte non li si riconosce neppure. Un miracolo non è un gioco di prestigio, bensì la nostra stessa capacità di cambiare ora, con piccoli gesti, la nostra vita e quella degli altri. Negli ultimi capitoli in tal senso emerge un messaggio illuminante, ma un lettore poco paziente o distratto potrebbe non coglierne l’importanza.

Come e quando è nata la tua passione per la scrittura?
Avevo dieci anni e stavo passeggiando con mia madre per le vie più centrali di Lecco, la mia città d’origine. Nella vetrina di una libreria vidi un saggio riposto su uno scaffale con ritratto il volto di un uomo; scoprii in seguito che era il volto di Hermann Hesse in età matura, solcato da innumerevoli rughe espressive e carico di energia positiva. Quel volto mi trasmetteva sicurezza, era come se quell’uomo mi stesse guardando dritto negli occhi per comunicarmi qualcosa di importante. Non ero mai stato attratto dai libri prima di allora. Chiesi a mia madre di comprarlo e… la mia vita cambiò! Ero soltanto un bambino ma quel saggio fu catalizzatore di una serie di processi interiori.
Dopo la prima lettura, lessi ben presto tutto quanto vi potesse essere di tradotto in lingua italiana di Hermann Hesse. Da lì si ramificarono in seguito altre scelte, mi avvicinai a Goethe, Kafka, Dickens, Manzoni, ma rimanendo pur sempre rigidamente circoscritto ai classici della letteratura. Fu così che anche il desiderio di scrivere mi travolse, come spesso accade ai lettori accaniti. Ero molto giovane ed iniziai ispirandomi a questi grandi maestri. Quando si inizia a scrivere e si è ragazzini, spesso le prime stesure sono emulazioni volenterose. Scrivevo lettere, pagine di diario, tentativi di romanzo che divennero racconti più o meno brevi. La cosa più importante però non era quanto o come scrivessi ma piuttosto come iniziai a sentirmi, come iniziai a percepire me stesso: in quel momento sapevo di non poter essere altro che uno scrittore. Con precoce intuizione compresi proprio a quel tempo che qualsiasi professione non avrebbe mai potuto ben rappresentare la mia vera identità come quella dello scrittore; fu una vera e propria vocazione, quelle cose che si sentono nel petto, simile all’amore per le donne o a ciò che immagino provino i seminaristi per Dio. 

Viviamo in un paese, l’Italia, sempre agli ultimi posti in Europa per numero di lettori. Cosa potrebbe essere utile, a tuo parere, per incentivare la lettura?
Credo che non esistano rimedi o iniziative che possano cambiare questi dati. Esistono dei motivi e andrebbero indagati con spirito scientifico, compresi e rispettati; ma anche questo non servirebbe a cambiarne il risultato. Sono molte e differenti le ragioni che portano le persone a non leggere; si può dire in generale che abbiano scelto più o meno passivamente di non farlo: la vita e i media hanno generato la loro oziosa posizione mentale. Vincono su di loro tutti quei sistemi che non richiedono partecipazione attiva; meccanismi come quelli degli elettrostimolatori per i muscoli del corpo: niente sport, ti siedi e le scosse elettriche dovrebbero fare al tuo muscolo ciò che tu non hai voglia di fare allenandoti. Ecco: senza addentrarci in analisi troppo complesse, io dico che la cosa grave è questo ozio mentale. Accade poi che chi non legge, non pensa neppure e un popolo che non pensa è un popolo privo di libertà: questo è il problema fondamentale alla fine, non la crisi delle case editrici! Forse dunque, per incentivare la lettura bisognerebbe far comprendere con pazienza che un uomo che legge e decide in autonomia ciò che vuole leggere è un uomo libero. Io lavorerei sui giovani, sui bambini; a partire dalle scuole elementari potremmo spiegare ai bambini che la loro libertà è il valore più importante su cui si andrà a fondare la loro vita e che leggere e acquisire una capacità critica è in tal senso imprescindibile.

Progetti di “scrittura” per il futuro? Altri libri vedranno la luce?
Per il futuro? Certo, anzi, anche per il presente! Sto lavorando ad un romanzo che si riallaccia a “I segreti di Rue de Bourg 66”.  Non è un vero e proprio sequel ma c’è una certa coerenza e continuità concettuale tra le due opere. Sto provando a costruire il tutto in modo da appagare i lettori affezionati al primo, che troveranno alcune risposte importanti in questa seconda opera, ma pur costruendo un romanzo che possa venir letto senza necessariamente conoscere “I segreti di Rue de Bourg 66”

Sempre a proposito di scrittura, quali generi preferisci? E quali autori?
Potrei parlare ore di questo argomento. Da ragazzino amavo solo i classici della letteratura tedesca e inglese, nonché il nostro grande maestro italiano: Alessandro Manzoni. Ero anche piuttosto rigido e critico. Crescendo ho imparato a spaziare a rendere più grezzo e popolare anche il mio gusto. Soprattutto, direi, sono cambiato e così i miei gusti letterari insieme a me: sono diventato un lettore egoista. Ho iniziato anche a leggere ed abbandonare un romanzo quando ritenevo che mi avesse dato uno spunto sufficiente per immaginare, creare, fantasticare per mio conto. Oggi cerco intesa mentale con l’autore, cerco spunti per andare a mia volta oltre i concetti stessi che leggo. E’ un po’ complicato forse da spiegare, ma non è un modo tradizionale di affidarsi alla lettura.  In generale comunque vorrei dire che quando ero un adolescente apprezzavo autori con un linguaggio forbito e uno stile espressivo raffinato. Oggi preferisco autori con un linguaggio popolare, forte e con sapiente volgarità; queste abilità sono molto rare però. Non è semplice calibrare la giusta dose di volgarità espressiva, che possa intrattenere, divertire e narrare con un certo verismo, senza però offendere o disgustare i lettori. Oggi cerco e ammiro autori di questo tipo e forse io medesimo vorrei essere proprio così. Amo uno stile semplice e disinvolto; il lessico forbito mi nausea.

Per gli autori non è sempre facile trovare degli editori che fanno bene il loro lavoro. Ci parli del tuo rapporto con Edizioni Creativa?
Edizioni Creativa è un editore speciale. Inutile che io racconti le innumerevoli esperienze o approcci negativi con altri editori. Edizioni Creativa mi è sembrato, sin dai primi contatti, un editore di altri tempi per certi aspetti. Ciò che mi ha sedotto maggiormente però di questo Editore è la chiara e diretta sensazione che ho provato anche conoscendo il direttore Gianluca Ferrara e Fabiola D’Agostino: sono persone libere! Persone libere fondano una casa editrice libera. In tal senso ritengo che “Dissensi – Edizioni Creativa” sia un esempio degno di grande stima nel panorama dell’editoria italiana. Inutile aggiungere molti commenti, un editore libero è l’editore che fa per me. 

Di là della scrittura, hai altri progetti?
Si, molti; anche troppi direi. Ho progetti che riguardano il mio lavoro, la scrittura e anche un grande sogno. Qualcuno dice che se si mette una data vicino ad un sogno, questo diventa un obiettivo. Io l’ho fatto. Mi sento come un grande camion con i freni di una bicicletta! Ho tanta energia ed entusiasmo. Tra pochi giorni mi trasferirò nel Regno Unito e avrò nuovi spunti e progetti che invaderanno con forza la mia vita privata, professionale e la mia grande passione: la scrittura.

Infine, com’è che hai deciso di accettare questa intervista per il mio blog, visto che lo leggono solo i miei amici?
Magari hai centinaia di migliaia di amici e questo gioverà alle vendite del mio romanzo! Ah ah! Lasciami scherzare un po’ Matteo…
È un piacere e un onore che i tuoi amici leggano la mia intervista; anzi, colgo l’occasione per ringraziarli. Sono queste interazioni che tengono vive le menti delle persone, che creano continui stimoli, che fanno vivere in modo attivo ed alimentano il confronto.  Quando ti ho conosciuto ho sentito una certa affinità dialogando con te; anche questo è stato importante.
Un sentito ringraziamento per questa intervista e a molto presto!