venerdì 28 agosto 2015

Offerta speciale: tutto al 50%

OFFERTA SPECIALE: TUTTO AL 50%

Vi avevo detto che avevo 86 anni e, invece, ne ho 43
Vi avevo detto che peso 200 chili e, invece, peso 100 chili giusti giusti.
Vi avevo detto che  mi piace la lattuga e invece adoro le melanzane alla parmigiana.
Vi avevo detto che “L’Infinito” è una poesia di Manzoni e, invece, è di Leopardi.
Vi avevo detto che le mie sono maniglie dell’amore e, invece, sono un quadro di Botero.
Vi avevo detto che sono un legionario di Cristo e, invece, sono un frate cappuccino.
Vi avevo detto che facevo il ballerino e, invece, sono un cantante da doccia.
Vi avevo detto che leggo i libri di Moccia e, invece, divoro quelli di Bukowsky.
Vi avevo detto che mi piace Gigi D’Alessio e, invece, ho la discografia completa di De Andrè.
E, soprattutto…
Vi AVEVANO DETTO che il Jobs Act aveva creato 630.585 posti di lavoro e, invece, sono 327.758
Chissà quante altre cose vi hanno detto…
(Matteo Pugliares)
 

lunedì 13 luglio 2015

Le inchieste del Pugliares (n°2) - Storia e proprietà delle melanzane alla parmigiana.

LE INCHIESTE DEL PUGLIARES (N°2)
STORIA E PROPRIETA' DELLE MELANZANE ALLA PARMIGIANA


Centinaia, forse migliaia, o forse miliardi di siti e blog si occupano di alimentazione. Sarà capitato anche a voi di leggere articoli sulle proprietà quasi miracolose di frutta, verdura, bacche dai sapori orientali e simili, denigrando allo stesso tempo stili alimentari che comprendono frittura a iosa.
Il vostro pseudo giornalista d’assalto, ancora una volta, ha impiegato anni per fare ricerche, colloqui, interviste, esperimenti condotti personalmente per dare a Cesare quel che è di Cesare.
Andiamo per ordine.
Dopo infinite battaglie in cui gli storici si dividevano sull’origine delle melanzane alla parmigiana, sembra ormai accolta dai maggiori studiosi la tesi dello storico tedesco Franz Von Ciccia, docente di “Storia delle melanzane dal Medioevo ad oggi” presso l’Università di Amburgo, sostenuta attraverso il libro “Magna Mulincianen”, edito in Italia dalla “No diete Edizioni” col titolo “Storia delle melanzane alla parmigiana”.
Lo storico tedesco, attraverso lo studio delle fonti dirette, sostiene che la ricetta originale del famoso piatto, risale addirittura al Medioevo. Un antico testo del 1254 di tal Morello da Perugia, oltre che scrivere a futura memoria la ricetta, ne attribuisce l’invenzione (casuale in verità) al cuoco anonimo della famiglia nobiliare dei Conti di Vattelapesca.
Così scrive il Morello: “Adunque, lo cuoco insigne, dopo aver preparato lo piatto solito fatto con la solanum melangena (le melanzane ndr.) cruda, ricoperte dallo pomodoro, dallo basilico e dallo pecorino o parmigiano (tutti ingredienti che il cuoco aveva procurato nelle Indie ndr.), stava per inviarlo alli Conti che a tavola, vogliosi, attendevano lo piatto prelibato. Ecco che nello atto di consegna alla cammarera delli Conti, lo suo piede, di lui lo cuoco, inciampò sul manico della pignatta che giaceva sullo pavimento, piena di olio bollente (a quell’epoca l’olio bollente era usato dai cuochi per fare il pediluvio dopo una giornata di lavoro ndr.) e lo piatto vi s’infilò nel di dentro della pignatta, friggendo pietanza e piatto. O qual disgrazia, o qual disattenzione mortale. Lo cuoco tremante già pensava alla punizione delli Conti. Allo suo soccorso venne la cammarera che suggerirgli di portar lo piatto ugualmente, spacciandolo per invenzione nuova sua, di lui lo cuoco. Per breve farla, li Conti si alliccarono li baffi, sia lo Conte che la Contessa (la Contessa aveva i baffi più lunghi del Conte ndr.). Così naqque la novella ricetta che cotanta fortuna ebbe nello futuro”.
E sulle origini non ci sono più dubbi…
Queste sconvolgenti notizie non sono bastate alla mia sete di sapere. Volevo saperne di più e, d’accordo col Rettore dell’Università della Terza Età di Amburgo, propongo una serie di studi scientifici sulle proprietà terapeutiche delle melanzane alla parmigiana. Anni di rigorosi studi scientifici ed esperimenti cui, ribadisco, mi sono sottoposto io stesso, hanno dimostrato che la suddetta ricetta risulta efficace per combattere la psoriasi, la sindrome di Hunter, la perdita dei capelli, l’albinismo, i foruncoli, l’ipertensione e tutte le malattie dell’apparato digerente. Inoltre, il consumo regolare di melanzane alla parmigiana ha dimostrato uno sviluppo accertato di alcune facoltà come la lettura del pensiero, l’invisibilità, la produzione di raggi gamma e raggi fotonici, la bilocazione e il terzo occhio.
Ma l’esperimento più straordinario (ho assistito personalmente), senza dubbio, è stato quello di prendere 4 uomini, due ultraortodossi ebrei e due integralisti palestinesi dediti al terrorismo. Una prima coppia (un ultraortodosso e un terrorista) è stata invitata ad entrare da due porte diverse in una stanza. Dopo 3,4 secondi entrambi erano feriti a morte dai calci, pugni e morsi ricevuti dall’antagonista.
Una seconda coppia, invece, prima di essere introdotta nella suddetta stanza, è stata invitata a mangiare un piatto di melanzane alla parmigiana. Dopo 2,7 secondi, la sorpresa di tutti noi (scienziati e pseudo giornalisti) è stata davvero grande. Alla nostra vista sono apparsi i due uomini che in barba alle loro convinzioni precedenti, erompevano in un abbraccio lunghissimo, mentre alcune lacrime rigavano il loro volto, dimostrando che la frittura non è poi quel mostro che dipingono.
Non mi dilungherò ancora per raccontarvi altre decine di esperimenti effettuati. Solo vi anticipo che, visti i risultati, potrei anche decidere di condurre una nuova ricerca su altri miti alimentari da sfatare.
Infine, volevo anche dirvi… no scusate, devo tagliarla qui perché mi hanno chiamato per la cena: melanzane alla parmigiana.
(Matteo Pugliares)

venerdì 29 maggio 2015

Le interviste (1) - Barbara Bracci (poetessa)

LE INTERVISTE (1)
BARBARA BRACCI (POETESSA)
(intervista a cura di Matteo Pugliares)


Oggi,  sono in compagnia di Barbara Bracci, autrice insieme a Costanza Lindi di “α-vena” pubblicato da Bertoni Editore, che inaugura sul mio blog una serie di interviste ad autori o editori con cui negli anni sono venuto in contatto.

Ciao Barbara, benvenuta nel mio blog. Ti va di presentarti?
Sono una “ragazza che scrive poesie” e amo molto questa forma d’arte, che considero la più umile e insieme la più importante di tutte. Sono nata a Perugia, adoro la mia Umbria: è grazie alle suggestioni dei suoi paesaggi, alle sue malinconie estive di periferia, che ho scoperto la poesia. Ora, oltre a scriverla, mi piace raccontarla agli altri, organizzando eventi e curando prefazioni. Amo entrare nelle parole degli altri autori, amo prendere la poesia per mano e portarla in mezzo alle persone: è una cosa che mi dà gioia.

Hai scritto a quattro mani con Costanza Lindi “α-vena”. Ce ne parli?
“α-vena” è una  raccolta  cui tengo molto, un progetto condiviso con Costanza, amica e autrice che stimo. Il titolo fa riferimento alla spiga d’avena, il cui fusto centrale, metaforicamente., è il contenitore di tematiche comuni che via via, a due a due (come due chicchi, appunto), affrontiamo, ognuna col proprio stile e con la propria sensibilità. Ma forse il nucleo centrale sta nel tipo di tematica scelta: i titoli delle poesie si riferiscono infatti,  in chiave evolutiva e insieme ciclica, a tutti quegli elementi del mondo minerale, vegetale, animale che apparentemente non hanno una dignità poetica. Ecco, noi abbiamo voluto raccontare la bellezza di una cimice, di un maiale, di un moscerino, del fango. Bellezza intesa come necessità e armonia del tutto. Una bella sfida, un progetto a cui siamo legatissime.

Come e quando è nata la tua passione per la poesia?
La passione per la poesia ce l’ho avuta dentro fin da piccina, magari ci sono nata: ho sempre amato le rime, ascoltarle, farmi cullare, come dalle onde di un mare di grano. Forse è per questo che scrivo in rima: è una mia scelta stilistica precisa, che richiama a questo amore profondo e lontano nel tempo. La prima poesia (se tale si può chiamare) l’ho scritta da bambina. Ma questa passione viscerale per la parola poetica è esplosa in modo forte soltanto durante l’Università… non è un caso che io abbia scritto la tesi di laurea magistrale proprio sul mercato della poesia in Italia. E comunque, da allora la poesia mi ha presa per mano e non mi ha più lasciata.

Qualche parola sul tuo interessante blog…
Il “Poesiabar” è un piccolo caffè poetico virtuale che mette insieme la mia passione per la poesia… e quella per il caffè. Al suo interno pubblico testi miei e aggiornamenti sulla mia attività e sugli eventi che organizzo… ma soprattutto mi piace dare spazio agli altri, attraverso le interviste-chiacchierata della sezione “Quanto zucchero?”. Alcuni mi chiedono se il Poesiabar diventerà mai un luogo reale… chissà!

Progetti di “scrittura” per il futuro? Altri libri vedranno la luce?
Ho un piccolissimo manoscritto nel cassetto, e poi, visto che amo le collaborazioni, c’è in cantiere una raccolta a ben otto mani… ma vi terrò informati!

Sempre a proposito di scrittura, quali generi preferisci? E quali autori?
Amo la poesia italiana contemporanea. Ti faccio qualche nome: Valduga, Lamarque, Farabbi, Anedda, Gualtieri… e molti altri, anche stranieri, come la Szymborska, una poetessa unica, capace di coniugare leggerezza espressiva a versi altissimi. Comunque sono una lettrice curiosa: mi piace andare in biblioteca e sfogliare i cataloghi alla ricerca di autori sempre nuovi.

Per gli autori non è sempre facile trovare degli editori che fanno bene il loro lavoro. Ci parli del tuo rapporto con Bertoni Editore?
Bertoni è un piccolo editore locale, che oltre a  pubblicare gratuitamente organizza iniziative di vario genere sul territorio ed è molto attivo all’interno della cultura perugina. Abbiamo un buon rapporto: è  presente alle nostre presentazioni e viceversa ci invita sempre a parlare del libro (e di altre antologie edite da lui, delle quali siamo autrici) all’interno degli eventi di arte da lui organizzati.

Di là della scrittura, hai altri progetti?
I miei veri progetti, piccoli, ma importanti (come goccioline nel mare) sono legati alla poesia, alla sua diffusione. Mi sto impegnando molto in questo e la risposta delle persone mi spinge a continuare. Per il resto… la vita di ogni giorno è talmente precaria che non riesco a guardare oltre il dopodomani.

Infine, com’è che hai deciso di accettare questa intervista per il mio blog, visto che lo leggono solo i miei amici?
Beh la poesia ce lo insegna: non è una questione di quantità!
 


Per acquistare il libro clicca QUI

sabato 16 maggio 2015

"Conversioni" ovvero le mie poesie, a volte, piacciono.

"CONVERSIONI"
OVVERO
LE MIE POESIE, A VOLTE, PIACCIONO.
"CONVERSIONI"

Perciò anche noi,
strappati con dolore
da tenebre idonee
alla nostra falsità.
Saggi,
sensati,
padroni di sé.
Rimanemmo soli
dopo il raduno degli angeli,
missionari del ritorno
a tappe di una conversione emblematica.
Eravamo umili e semplici,
proconsoli e nobili,
fratelli e sognatori.

(Premio Letterario "Amicizia" 2010 - Premio Speciale della Giuria)
La poesia è tratta da "Non so ancora chi sei..." di Matteo Pugliares - Edizioni del Poggio

sabato 25 aprile 2015

Il mio 25 Aprile: perché c’è ancora bisogno di resistenza.



IL MIO 25 APRILE:
PERCHÉ C’È ANCORA BISOGNO DI RESISTENZA.

Oggi celebriamo la festa della liberazione dal nazifascismo. Tra molta retorica e qualche tentativo becero di revisionismo, penso abbia ancora molto senso celebrare la liberazione da una dittatura, anche come simbolo delle tante “liberazioni” di cui abbiamo ancora necessità.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia distrutta dai furbetti di turno che l’hanno stritolata senza pietà con la corruzione di chi dovrebbe essere al servizio del Paese.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia in cui l’onestà è una parola "fuori moda", dove un ladro si trasforma in “uno che ci sa fare” e dove una persona onesta, se gli va bene, è pensato come un “coglione” (mi perdonino gli amici che ancora si scandalizzano quando dico le parolacce).
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia in cui la Cultura e la Scuola sono i “luoghi” più bistrattati perché se dovessimo imparare a pensare con la nostra testa, sarebbero guai per tutti.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia e in un’Europa che non riescono a dare risposte alle continue tragedie del mare. Anzi, una risposta l’ho sentita da qualche parte: bombardiamo i barconi.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia dove, in una regione in particolare (la mia), le strade crollano e la colpa non è mai di nessuno.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia in cui è meglio che non ti ammali perché se, Dio te ne scampi, dovessi aver bisogno di un esame medico, o hai i soldi e li fai in privato il giorno dopo, oppure arriverai a farlo quando ormai non c’è nulla da fare.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia che è il paese europeo dove si legge di meno… e questo qualcosa vorrà pur dire.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza” anche scrivendo queste stronzate, ma se dovessero togliermi anche questa libertà, allora questa dittatura sarebbe ancora peggiore di quella da cui ci hanno liberato 70 anni fa.
(Matteo Pugliares)