venerdì 29 maggio 2015

Le interviste (1) - Barbara Bracci (poetessa)

LE INTERVISTE (1)
BARBARA BRACCI (POETESSA)
(intervista a cura di Matteo Pugliares)


Oggi,  sono in compagnia di Barbara Bracci, autrice insieme a Costanza Lindi di “α-vena” pubblicato da Bertoni Editore, che inaugura sul mio blog una serie di interviste ad autori o editori con cui negli anni sono venuto in contatto.

Ciao Barbara, benvenuta nel mio blog. Ti va di presentarti?
Sono una “ragazza che scrive poesie” e amo molto questa forma d’arte, che considero la più umile e insieme la più importante di tutte. Sono nata a Perugia, adoro la mia Umbria: è grazie alle suggestioni dei suoi paesaggi, alle sue malinconie estive di periferia, che ho scoperto la poesia. Ora, oltre a scriverla, mi piace raccontarla agli altri, organizzando eventi e curando prefazioni. Amo entrare nelle parole degli altri autori, amo prendere la poesia per mano e portarla in mezzo alle persone: è una cosa che mi dà gioia.

Hai scritto a quattro mani con Costanza Lindi “α-vena”. Ce ne parli?
“α-vena” è una  raccolta  cui tengo molto, un progetto condiviso con Costanza, amica e autrice che stimo. Il titolo fa riferimento alla spiga d’avena, il cui fusto centrale, metaforicamente., è il contenitore di tematiche comuni che via via, a due a due (come due chicchi, appunto), affrontiamo, ognuna col proprio stile e con la propria sensibilità. Ma forse il nucleo centrale sta nel tipo di tematica scelta: i titoli delle poesie si riferiscono infatti,  in chiave evolutiva e insieme ciclica, a tutti quegli elementi del mondo minerale, vegetale, animale che apparentemente non hanno una dignità poetica. Ecco, noi abbiamo voluto raccontare la bellezza di una cimice, di un maiale, di un moscerino, del fango. Bellezza intesa come necessità e armonia del tutto. Una bella sfida, un progetto a cui siamo legatissime.

Come e quando è nata la tua passione per la poesia?
La passione per la poesia ce l’ho avuta dentro fin da piccina, magari ci sono nata: ho sempre amato le rime, ascoltarle, farmi cullare, come dalle onde di un mare di grano. Forse è per questo che scrivo in rima: è una mia scelta stilistica precisa, che richiama a questo amore profondo e lontano nel tempo. La prima poesia (se tale si può chiamare) l’ho scritta da bambina. Ma questa passione viscerale per la parola poetica è esplosa in modo forte soltanto durante l’Università… non è un caso che io abbia scritto la tesi di laurea magistrale proprio sul mercato della poesia in Italia. E comunque, da allora la poesia mi ha presa per mano e non mi ha più lasciata.

Qualche parola sul tuo interessante blog…
Il “Poesiabar” è un piccolo caffè poetico virtuale che mette insieme la mia passione per la poesia… e quella per il caffè. Al suo interno pubblico testi miei e aggiornamenti sulla mia attività e sugli eventi che organizzo… ma soprattutto mi piace dare spazio agli altri, attraverso le interviste-chiacchierata della sezione “Quanto zucchero?”. Alcuni mi chiedono se il Poesiabar diventerà mai un luogo reale… chissà!

Progetti di “scrittura” per il futuro? Altri libri vedranno la luce?
Ho un piccolissimo manoscritto nel cassetto, e poi, visto che amo le collaborazioni, c’è in cantiere una raccolta a ben otto mani… ma vi terrò informati!

Sempre a proposito di scrittura, quali generi preferisci? E quali autori?
Amo la poesia italiana contemporanea. Ti faccio qualche nome: Valduga, Lamarque, Farabbi, Anedda, Gualtieri… e molti altri, anche stranieri, come la Szymborska, una poetessa unica, capace di coniugare leggerezza espressiva a versi altissimi. Comunque sono una lettrice curiosa: mi piace andare in biblioteca e sfogliare i cataloghi alla ricerca di autori sempre nuovi.

Per gli autori non è sempre facile trovare degli editori che fanno bene il loro lavoro. Ci parli del tuo rapporto con Bertoni Editore?
Bertoni è un piccolo editore locale, che oltre a  pubblicare gratuitamente organizza iniziative di vario genere sul territorio ed è molto attivo all’interno della cultura perugina. Abbiamo un buon rapporto: è  presente alle nostre presentazioni e viceversa ci invita sempre a parlare del libro (e di altre antologie edite da lui, delle quali siamo autrici) all’interno degli eventi di arte da lui organizzati.

Di là della scrittura, hai altri progetti?
I miei veri progetti, piccoli, ma importanti (come goccioline nel mare) sono legati alla poesia, alla sua diffusione. Mi sto impegnando molto in questo e la risposta delle persone mi spinge a continuare. Per il resto… la vita di ogni giorno è talmente precaria che non riesco a guardare oltre il dopodomani.

Infine, com’è che hai deciso di accettare questa intervista per il mio blog, visto che lo leggono solo i miei amici?
Beh la poesia ce lo insegna: non è una questione di quantità!
 


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sabato 16 maggio 2015

"Conversioni" ovvero le mie poesie, a volte, piacciono.

"CONVERSIONI"
OVVERO
LE MIE POESIE, A VOLTE, PIACCIONO.
"CONVERSIONI"

Perciò anche noi,
strappati con dolore
da tenebre idonee
alla nostra falsità.
Saggi,
sensati,
padroni di sé.
Rimanemmo soli
dopo il raduno degli angeli,
missionari del ritorno
a tappe di una conversione emblematica.
Eravamo umili e semplici,
proconsoli e nobili,
fratelli e sognatori.

(Premio Letterario "Amicizia" 2010 - Premio Speciale della Giuria)
La poesia è tratta da "Non so ancora chi sei..." di Matteo Pugliares - Edizioni del Poggio

sabato 25 aprile 2015

Il mio 25 Aprile: perché c’è ancora bisogno di resistenza.



IL MIO 25 APRILE:
PERCHÉ C’È ANCORA BISOGNO DI RESISTENZA.

Oggi celebriamo la festa della liberazione dal nazifascismo. Tra molta retorica e qualche tentativo becero di revisionismo, penso abbia ancora molto senso celebrare la liberazione da una dittatura, anche come simbolo delle tante “liberazioni” di cui abbiamo ancora necessità.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia distrutta dai furbetti di turno che l’hanno stritolata senza pietà con la corruzione di chi dovrebbe essere al servizio del Paese.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia in cui l’onestà è una parola "fuori moda", dove un ladro si trasforma in “uno che ci sa fare” e dove una persona onesta, se gli va bene, è pensato come un “coglione” (mi perdonino gli amici che ancora si scandalizzano quando dico le parolacce).
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia in cui la Cultura e la Scuola sono i “luoghi” più bistrattati perché se dovessimo imparare a pensare con la nostra testa, sarebbero guai per tutti.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia e in un’Europa che non riescono a dare risposte alle continue tragedie del mare. Anzi, una risposta l’ho sentita da qualche parte: bombardiamo i barconi.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia dove, in una regione in particolare (la mia), le strade crollano e la colpa non è mai di nessuno.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia in cui è meglio che non ti ammali perché se, Dio te ne scampi, dovessi aver bisogno di un esame medico, o hai i soldi e li fai in privato il giorno dopo, oppure arriverai a farlo quando ormai non c’è nulla da fare.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza”, in un’Italia che è il paese europeo dove si legge di meno… e questo qualcosa vorrà pur dire.
Perdonatemi se mi arrogo il diritto di continuare a fare la “resistenza” anche scrivendo queste stronzate, ma se dovessero togliermi anche questa libertà, allora questa dittatura sarebbe ancora peggiore di quella da cui ci hanno liberato 70 anni fa.
(Matteo Pugliares)

sabato 28 marzo 2015

Perché Papa Francesco piace anche a Guccini?


PERCHÉ PAPA FRANCESCO PIACE ANCHE A GUCCINI?


Perché Papa Francesco piace anche a Guccini?
Perché la sua rivoluzione è vera.
Perché sta affrontando temi delicati come il celibato dei sacerdoti e il ruolo delle donne.
Perché i divorziati e gli omosessuali sono tornati ad essere persone per la Chiesa.
Perché parla (con autorevolezza) dei mali del mondo insieme ai mali della Chiesa.
Perché io lo chiamo “il papozzo nostro” e se lui lo sapesse, riderebbe divertito.
Perché la sua Chiesa è la Chiesa della Misericordia, della Profezia e del Sorriso.
Perché “Santo” non è solo il Papa ma ogni essere umano.
Perché un po’ di sobrietà, finalmente, non guastava.
Perché ci ha ricordato che la fedeltà è sempre un cambiamento e una crescita.
Perché tra i temi che hanno a che fare con la difesa della vita e della famiglia, ha ricordato che c’è anche il lavoro.
Perché il Vangelo non è una lettera morta ma una Parola che occorre incarnare ogni giorno.
Perché ai politici dice pane al pane e vino al vino, senza inutili ghirigori che indorano la pillola.
Perché come ha scritto Max Paiella, uno così lo vorrei come vicino di casa.
Perché se la legge anticorruzione la facessero scrivere a lui, finalmente avremmo una buona legge.
Perché se lo incontrassi per strada, non riuscirei a frenarmi per abbracciarlo.
Perché se non piace a Socci e Messori, come fa a non piacere a me e Guccini?
Perché potrei scrivere ancora a lungo su di lui… ma mi fermo qui perché tra poco devo andare a cenare.
Ti abbraccio papozzo nostro.
(Matteo Pugliares)